Centro Minerario

Il centro minerario rientra nei confini amministrativi del comune di Rivamonte Agordino e nel perimetro delParco Nazionale Dolomiti Bellunesi, del quale segna uno dei punti di confine a Nord, si estende per circa 1 km nel tratto terminale della Valle Imperina (543m slm), dove questa si innesta perpendicolarmente nella Val Cordevole.
La Valle – Riserva Naturale Biogenetica – è caratterizzata da ripidi versanti boscosi, ha andamento Sud-Ovest/Nord-Est e comprende l’intero corso dell’omonimo torrente. I boschi (lariceti, faggeti e mugheti) sono di formazione recente e le numerose immagini storiche della valle mostrano, infatti, versanti completamente spogli. Ciò a causa delle gravissime forme di inquinamento ambientale provocate dalle lavorazioni che vi si svolgevano (in primo luogo dall’anidride solforosa prodotta nel processo metallurgico della ‘vitriolizzazione’ e dalla produzione dell’acido solforico) e, solo in parte, della necessità di approvvigionamento di combustibile (carbone di legno) per i processi di torrefazione e fusione del minerale.

I primi documenti attestanti l’esistenza del centro minerario risalgono all’inizio del ’400 anche se lo sfruttamento minerario iniziò, presumibilmente, già in epoca romana. Gli edifici attualmente visibili risalgono al periodo pre-industriale e industriale, e sono caratterizzati da un’architettura anch’essa mineraria pre-industriale e industriale di elevato valore storico e antropico, unico in Europa.
I fabbricati si attestano lungo la vecchia strada comunale delle miniere, che corre in destra orografica del Torrente Cordevole, e formano un nucleo più articolato in corrispondenza del tratto terminale del corso del torrente Imperina, dove la vallecola si apre e la morfologia del versante destro diviene meno aspra (un tempo tutto lo spazio disponibile nel piccolo fondovalle era occupato da costruzioni); altri fabbricati sono individuabili risalendo la Valle Imperina.

Dall’inizio del ’400 al 1962 il sito fu destinato all’estrazione e alla lavorazione del minerale di argento e rame (queste miniere – tra le più importanti d’Europa – hanno fornito per secoli il necessario all’arsenale e alla zecca della Repubblica di Venezia. Alla fine dell’800, in seguito al crollo del prezzo mondiale del rame, la produzione di Val Imperina si ritrovò in breve ‘fuori mercato’ e i minatori, nelle due ultime grandi guerre, furono impiegati per la costruzione delle strade militari e delle opere belliche. Sono presenti i resti di sedici fabbricati (i magazzini principali, i forni fusori, la centrale elettrica, le stalle, il carbonile, la polveriera, la villa del direttore, l’ospedale, la fucina dei fabbri, l’impianto di lavaggio-frantumazione e lavorazione del minerale oltre a una serie di abitazioni ed uffici), tre ingressi in sotterraneo e due sbocchi di gallerie di scolo acque.
L’intervento del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, della Comunità Montana Agordina, della Regione del Veneto e del Comune di Rivamonte Agordino sulle principali strutture edilizie e dei percorsi per riconvertire il villaggio a funzioni di tipo museale e turistico-ricettivo, ha consentito di recuperare il monumentale complesso dei forni fusori (il cui impianto originario risale al sec. XVI), l’edificio degli ex magazzini principali (costruito all’incirca nel 1730 e dal 1910 utilizzato come dormitorio e ritrovo per assemblee e cerimonie religiose) che è stato destinato, per l’appunto, ad Ostello per la Gioventù, e l’ex centrale idroelettrica posta all’estremità Sud del villaggio, che ospita uno dei Centri Visita del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi.
È stato, inoltre, ripristinato il sentiero che dalle miniere risale la valle per giungere a Forcella Franche e che un tempo era percorso quotidianamente dai minatori della zona.

Il centro minerario di Valle Imperina, si trova a circa 3 Km da Agordo. Vi si accede dalla strada statale n. 203 Agordina, si parcheggia in corrispondenza del centro minerario (loc. Le Campe) e si prosegue a piedi attraversando il ponte pedonale sul Torrente Cordevole.